19 febbraio 2026

Sea Watch risarcita

Un blocco della nave costato 76 mila euro. Lo Stato italiano dovrà risarcire la ong Sea Watch per il fermo "illegittimo" dell'imbarcazione umanitaria capitanata da Carola Rackete, la Sea Watch 3, che il 29 giugno del 2019 ha forzato il divieto di sbarco facendo attraccare oltre 40 migranti a Lampedusa. Erano i tempi della "politica dei porti chiusi" con Matteo Salvini al Viminale.

La decisione arriva dal tribunale di Palermo, che ha optato per un risarcimento delle spese patrimoniali comprese tra ottobre e dicembre di quell’anno: una serie di costi sostenuti fra quelli legali, portuali, di agenzia e il carburante per mantenere la nave attiva. “Il risarcimento a Sea-Watch dimostra ancora una volta che la disobbedienza civile è tutt'altro che arroganza, ma protezione del diritto internazionale dagli attacchi di chi abusa della propria posizione di potere per calpestarlo, ai danni dei diritti e delle libertà di tutti”, è il commento della portavoce dell’ong, Giorgia Linardi. Che poi prende di mira Palazzo Chigi: “Mentre sulle navate italiane riaffiorano i cadaveri delle vittime invisibili delle ultime settimane, il governo, invece di lavorare per evitare tragedie future, individua ancora una volta nelle ong il nemico da abbattere. Noi, a differenza loro, non ci voltiamo dall'altra parte. C'è chi la chiama arroganza e chi giustizia".
L'Espresso 

12 febbraio 2026

La legge del male

LA LEGGE DEL MALE 

(Da Il Manifesto)
Blocco navale indiscriminato per tutte le navi che soccorrono i profughi in mare. 
Forte del nuovo corso Ue, Meloni vara le sue norme bandiera anti migranti, peggiori anche dei decreti Salvini. 
Protestano solo le Ong, che rischiano la confisca definitiva delle imbarcazioni.

BLOCCO NAVALE DELLE ONG, LA DESTRA TORNA ALLA CARICA 

Il Cdm ha approvato il disegno di legge con le nuove, ennesime, misure anti-migranti. All’articolo 12 torna il «blocco navale» che la premier Giorgia Meloni aveva a lungo evocato dai banchi dell’opposizione. «Nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, l’attraversamento del limite delle acque territoriali può essere temporaneamente interdetto con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno», recita il testo.

L’interdizione – diretta alle ong pur senza nominarle, visto che non è applicabile ai barconi – potrà essere disposta in quattro casi: rischio terrorismo, pressione migratoria eccezionale, emergenze sanitarie, eventi internazionali che richiedano misure di sicurezza. I blocchi di salviniana memoria, quelli del Conte 1, sono declinati con una serie di circostanze ancora più vaghe ed estese che lasciano all’esecutivo ampi margini di arbitrio. Anche perché il blocco è decretato per 30 giorni, rinnovabili sei volte. E nulla esclude, visto che il testo non lo dice, che poi possa essere disposto ancora, a catena, cambiando le motivazioni.

COME QUESTO possa essere compatibile con il divieto di respingimento collettivo non è chiaro. Di certo non basta a chiarirlo il fatto che l’interdizione sia legata alla possibilità di trasportare i migranti «in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza» con i quali l’Italia ha accordi che ne prevedono assistenza, accoglienza o trattenimento. L’Albania evidentemente, ma domani magari la Tunisia o altri Stati che si prestino al gioco.

Per le ong sarà difficile dare seguito a queste indicazioni senza tradire la loro missione umanitaria, già ieri hanno rilasciato dichiarazioni in questo senso. E c’è da scommettere che si apriranno contenziosi giuridici a diversi livelli. Probabile che il governo ci conti per accumulare consenso sui futuri scontri politici e alimentare la retorica dei nemici interni che ostacolano la difesa dei confini. Per le navi che dovessero disobbedire scatterà, sul modello del decreto anti-ong di Piantedosi, prima una multa tra 10mila e 50mila euro e poi direttamente la confisca del mezzo. Game over.

DUE TERZI DEL DDL riguardano le disposizioni per l’attuazione del Patto Ue su migrazione e asilo che entrerà in vigore il prossimo giugno. Tra le tante misure tecniche per preparare l’uso massiccio delle procedure accelerate di frontiera, alle quali si legano diverse modalità di privazione della libertà personale e l’assegnazione dei richiedenti a specifiche aree geografiche, colpiscono i passaggi sul «trattenimento del minore straniero e del minore straniero non accompagnato». Un altro segnale del degrado in cui sono piombate Italia ed Europa. Come tutte le mostruosità giuridiche anche questa viene riservata, per iniziare, a «circostanze eccezionali».

Sono confermate la stretta sulla protezione complementare, per abbattere i rilasci di permessi di soggiorno ai migranti che dimostrano un inserimento socio-lavorativo, e quella sui ricongiungimenti familiari. Diventano più stringenti i requisiti reddituali e alloggiativi, sono esclusi i figli maggiorenni e i genitori, anche se a carico. Per questo governo la famiglia è importante, ma solo se italiana. Uguale per i ragazzi: quelli stranieri dovranno lasciare il centro di accoglienza al massimo entro i 19 anni, prima potevano restare fino a 21 se il tribunale dei minori lo riteneva utile a proteggerli e favorirne il percorso di crescita.

PER LA PRIMA VOLTA, su spinta della Corte costituzionale, viene introdotta una disciplina dei modi della detenzione nei Cpr. All’interno delle strutture «sono assicurati i diritti fondamentali e la dignità della persona connaturati alla privazione della libertà personale», dice il ddl. Sarebbe il minimo, ma dovrebbe essere vero: saremmo già un passo avanti. Tra le misure previste il divieto di avere cellulari o fare riprese nei centri di detenzione e la forte limitazione alle visite degli assistenti parlamentari (dovranno essere «incardinati» nell’ufficio, escludendo così professionisti legali e sanitari necessari ad accertare le violazioni dei diritti).

Il ddl introduce poi una serie di reati per cui i giudici hanno l’obbligo di espellere i migranti: intimidazioni con armi da fuoco; delitti contro l’assistenza familiare; furto; reati informatici; violenza, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale aggravata (contestata spesso in occasione delle manifestazioni di piazza). Anche in questi casi, comunque, resteranno i motivi di inespellibilità previsti dal testo unico immigrazione.

ALLA FINE è saltata la «norma Almasri» sulla consegna di uno straniero allo Stato di appartenenza in caso di «pericolo per la sicurezza nazionale» o «compromissione delle relazioni internazionali». Secondo il governo la decisione andava considerata un atto politico, dunque insindacabile dai giudici. Il Colle aveva sottolineato possibili contrasti con i trattati internazionali già quando la norma era comparsa nel decreto legge, deve aver insistito perché è sparita anche dal ddl.

Giansandro Merli

20 gennaio 2026

Invaderà anche la Norvegia?

Invaderà anche la Norvegia?
Michele Serra
La lettera di Trump al presidente della Norvegia non sarebbe stata concepibile nemmeno dal più geniale sceneggiatore di film comici di tutti i tempi. Per dire: neanche Mel Brooks, neanche Monty Python. È un capolavoro di nonsense, una parodia feroce (quanto involontaria) della megalomania del potere, un esercizio di scuola sulla instabilità psichica che si attribuisce ai dittatori. Partiamo dalla forma: lamentarsi con il presidente della Norvegia per non avere ricevuto il Nobel per la Pace è come protestare con la Casa Bianca perché il proprio film non ha vinto l’Oscar. La Norvegia in quanto Stato c’entra zero con il comitato indipendente, e di composizione internazionale, che assegna i Nobel. Passando poi al contenuto, spero che abbia già fatto il giro del mondo per quanto è esilarante: siccome non mi avete dato il Nobel per la pace — dice quasi esplicitamente Trump, ma alla persona sbagliata — allora non potete pretendere che io non invada la Groenlandia. Alla stessa stregua, gli scienziati non premiati dal Nobel potrebbero dire, per ripicca: siccome non mi avete dato il Nobel per la fisica, allora mi rimangio tutti i miei studi e vi dico che l’atomo non esiste e la materia è fatta di marzapane. Viene perfino il sospetto che Norvegia e Danimarca, nella mente rudimentale dell’attuale presidente degli Stati Uniti, in questo democraticamente simile a quella di molti suoi elettori, siano su per giù la stessa cosa: paesi molto freddi del Nord Europa, tutta roba che con la Groenlandia c’entra sicuramente. So bene che cosa state pensando: il momento è gravissimo, cosa c’è da ridere? Che una persona di zero cultura e di smisurata prepotenza sia il padrone del mondo, dovremmo considerarla una cosa buffa? La risposta è sì. Il fatto che un buffone possa mettere in ginocchio il mondo non significa che non sia un buffone.