18 aprile 2026

intanto on Alto Adige

In Alto Adige i professori non hanno urlato. Non hanno fatto scioperi eclatanti che bloccano le strade o riempiono le piazze. Hanno fatto una cosa molto più semplice. E molto più devastante: hanno preso il contratto e lo hanno rispettato alla lettera.
Sono entrati in classe, hanno fatto lezione, hanno corretto i compiti e interrogato. Tutto perfetto, tutto regolare. Ma da quel momento in poi: niente un minuto in più. Niente progetti extra cuciti su misura di notte. Niente gite che tolgono il sonno e il weekend. Niente riunioni fiume fuori orario. Niente "lo faccio lo stesso per il bene dei ragazzi".
Tutto quello che per anni ha tenuto in piedi la scuola italiana, nell'ombra e nel silenzio, è sparito all'improvviso.
E lì il sistema è imploso. Le gite si sono fermate, i progetti sono saltati, le scuole sono andate in affanno. Perché la verità è nuda e cruda: la nostra scuola non si regge sulle leggi dello Stato, si regge sulla generosità gratuita degli insegnanti. Si regge sul loro lavoro regalato.
Quando quella disponibilità è venuta meno, il problema è diventato reale per le famiglie, per i dirigenti e per la politica. Non si poteva più far finta di niente. Risultato? La Provincia autonoma è intervenuta con soldi veri e trattative serie: aumenti fino a circa 400€ lordi al mese.
Nel resto d’Italia, mentre leggiamo questi numeri, il Ministero annuncia trionfalmente circa 163€... all’anno.
La differenza non è solo nel portafoglio. È nella dignità. In Alto Adige hanno smesso di confondere la "missione" con il volontariato non pagato. Hanno capito che un insegnante sfruttato non è un buon esempio di cittadinanza per nessuno. Finché continueremo a regalare il nostro tempo e la nostra professionalità, nessuno sentirà il bisogno di pagarla davvero. La passione non paga le bollette, e la dignità non si compra con le pacche sulle spalle.
Giuseppe Ballarò 

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